Si è scritto giustamente che la

Sala Consiliare del Comune di Veroli è un vero e proprio monumento: in essa arte e storia, religione e letteratura si fondono, si condensa il tessuto civile della città, si conserva memoria dei cittadini più insigni che la onorano, esprime visivamente i valori e le virtù civiche che la animarono. Chi entra la prima volta non può non avvertire un’atmosfera calda e densa, una forte suggestione, il fascino della municipalità”.

Fu finemente ristrutturata negli anni ’20 del Novecento da un gruppo di valenti artigiani verolani coordinati dal conte Stanislao de Witten, artista romano trasferitosi a Veroli. Essa è nobilitata dagli stalli in legno di noce del XVIII secolo provenienti dalla chiesa di S. Martino ed opera dei frati minori osservanti

Le pareti sono decorate da una serie di medaglioni dipinti   che ricordano personaggi ed episodi importanti per la storia della città. Entrati nella sala si offrono infatti alla nostra vista i volti di Gracilia (donna verolana citata da Tacito nel Libro II delle  sue “Historiae”),  della patrona Santa Salome, una delle pie donne del Vangelo,

degli umanisti Giovanni Antonio Sulpicio e Aonio Paleario oltre agli stemmi delle città confederate di Atina, Alfedena e Palestrina legate a Veroli da antichi rapporti di amicizia e da reciproci episodi di solidarietà.

Giovanni Antonio Sulpicio fu figura di indiscutibile rilievo culturale; nacque a Veroli intorno al 1440 e qui fece i suoi primi studi nella scuola vescovile. Lasciò la città natia per recarsi a Roma dove entrò nell’Accademia Romana; in seguito insegnò a Perugia e fu alla corte dei Montefeltro a Urbino. Tornò a Roma e nel 1480 tenne cattedra alla Sapienza per ben 24 anni; nell’urbe morì nel 1508. Scrisse una grammatica latina Opus Grammaticum Sulpitianum, numerosi commenti agli antichi codici manoscritti della latinità, come il De acquaeductu Urbis di Frontino, nel 1484; le opere di Vegezio, di Eliano, di Modestino,1487; le Institutiones di Quintiliano,1494 ecc.Il capolavoro del Sulpicio nel campo della filologia fu l’edizione del De Architectura di Vitruvio, pubblicata nel 1484. L’opera meritò un’attenzione particolare da parte degli architetti e degli urbanisti del rinascimento; la conobbero certamente, tra gli altri, Leonardo, Antonio  e Francesco da Sangallo, il Bramante e Michelangelo.

Tra i suoi componimenti in metrica, di argomento religioso, il Iudicuim Dei supremum dei vivis et mortuis, pubblicato a Roma nel 1506, è senza dubbio il più impegnativo ed apprezzato. Il breve poema passò certamente tra le mani di uno dei suoi alunni più illustri Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III e da questi a Michelangelo, che ad esso si ispirò per la realizzazione del Giudizio Universale nella Cappella Sistina.

Un medaglione bronzeo dello scultore Ferrari ricorda Aonio Paleario lo sventurato umanista che, il 13 luglio del 1570 venne strangolato e poi bruciato a Roma, dopo essere stato condannato per eresia dal tribunale dell’Inquisizione.

Un bassorilievo di Clemente XIII, attribuito allo scultore romano Tommaso Righi, venne fatto collocare nel 1767 dal verolano Nicola Nocchiaroli. Altre significative epigrafi sono presenti nello storico civico palazzo.

 

Bibliografia

D’Onorio Giuseppe – Trulli Giuseppe, Veroli, un percorso di storia e di arte, Veroli 20006

  1. Scaccia Scarafoni, il Comune di Veroli nel tardo medioevo, tesi di laurea in Storia del Diritto Italiano, Università degli Studi di Roma, “La Sapienza”
  2. Spani, Veroli la fedele a Roma, Veroli 1968
  3. Bussagli, Michelangelo. Il volto nascosto nel “Giudizio”, Medusa,Milano 2004
  4. Stirpe, Verulana Civitas, Biblioteca di Latium 15, Istituto di Storia e Arte del Lazio Meridionale centro di Anagni 1997