SETTORI
INFORMAZIONI

VEROLI

ABITANTI
 
DATA
 
20663 31/01/2009

SUPERFICIE

Kmq

120,3

 

 
Ricerca nel web
LA STORIA DI VEROLI
Dal mito alla storia - Gli ernici - Le mura megalitiche

Le origini di una plurimillenaria realtà qual è Veroli si perdono nella notte dei tempi. Il nome stesso è avvolto nel mito ed ha dato occasione a molti di sbizzarrirsi con le più fantasiose etimologie.

L'antico popolo ernico, a cui si attribuisce l'esistenza già dal XII secolo a.c., si stanziò nella zona a settentrione della valle del Sacco, e Veroli costituì uno dei contri maggiori dell'insediamento insieme con Anagni, Alatri e Ferentino.

Gli Ernici consideravano come loro capostipite Ernico, che apparteneva al mitico popolo dei Pelasgi; in realtà essi erano un ramo del numeroso popolo sabino, poichè herna, da cui Hernici era, secondo Festo, parola sabina e significava rupe, equivalente al latino "saxa", sasso.

Nel 486 a.c. si apprende che entrarono a far parte della confederazione latina; ecco come Virgilio nel libro VII dell'Eneide ne descrive i guerrieri: "non tutti hanno armature sonanti, scudi e cocchi, anzi i più scagliano ghiande di livido piombo o portano in mano due giavellotti, proteggono il capo con berretti di pelle di lupo, hanno il piede sinistro scalzo e il destro coperto di cuoio conciato".

Costoro fortificarono la zona più alta di Veroli, cioè la civitas erecta, con una cinta muaria, fatta di massi irregolari, di grandi dimensioni. Ancora oggi se ne conservano consistenti tratti e molto probabilmente a detta degli esperti, queste di Veroli, sono le più antich del territorio ernico.

Il nucleo della civitas erecta risultava quasi inespugnabile; proteto nel versante sud-ovest, da una parete a strapiombo e negli altri versanti dalle imponenti mura. Si accedeva all'interno dell'abitato attraverso cunicoli ricavati nelle mura, detti "posterle". Questi ingressi, con dimensioni di circa m. 1,80 di altezza e di m. 0.80 di larghezza, erano in genere costituiti da due massi verticali e da uno orizzontale che fungeva da architrave. In un articolo dello statuto del '400 si accenna a come fosse fatto d'obbligo chiudere queste entrate con un masso e dietro porvi una trave. Individuato il periodo storico di costruzione di tale cinta muraria, è venuta meno anche l'attribuzion di essa ai mitici Pelasgi, provenienti dalle coste ioniche della Grecia, i quali si stabilirono nell'italia centrale e meridionale. Gli uomini di questo popolo erano descritti come giganteschi, provvisti di forza eccezionale. Non da meno erano le donne che portavano ai loro mariti i grandi massi raccolti sui monti vicini. "Su un semplice cercine, seli mettevano sul capo, per poi fare la strada filandola rocca e chiacchierando.

L'allenza con Roma - la lega ernica - Veroli libero municipio -  Gracilia - I Fasti

Entrati dunque nella storia, le vicende di Veroli si intrecciano con quelle di Roma. La più remota notizia a tal proposito è quella risalente all'anno 496 a.c. quando la città, avendo parteggiato per tarquinio il superbo, fu conquistata e distrutta dall'esercito repubblicano. Risorse letteralmente e sotto il terzo consolato di Spurio Cassio, nell'anno 486 a.c., con le città di Alatri, Anagni e Ferentino alle quali Veroli si era alleata nella cosoddetta Lega Ernica, entrò a far parte del foedus Cassianum.

Nella seconda guerra che Roma si trovò a combattere contro i sanniti, Veroli non segui l'esempio della città di Anagni, la quale si alleò con Equi e Marsi per ribellarsi all'Urbe. La non belligeranza nei confrotni dei romani fece ottenere a Veroli di essere considerata, nell'anno 305 a.c. libero muicipio donde la sigla S.P.Q.V. ossia Senatus Populusque Verulanus. Aveva il diritto di voto (ius suffragii), era soggetta ad obblighi militari (munera) e gli abitanti godevano di una sorta di cittadinanza inferiore, che consentiva loro il diritto di matrimonio (ius connubii) e commercio (ius Commercii) con i cittadini romani. A capo del municipio vi erano dei magistrati detti quadrumviri o quattuorviri, che governavano col sussidio del senato locale composto da decurioni (decuriones)

Nel periodo di guerra civile tra Silla e Mario Veroli parteggio per ques'ultimo, anche perchè nativo di Cereate (l'odierna Casamari). Con la Vittoria dei Sillani, da libero municipio, passo allo stato di smplice colonia militare; Le sue terre vennero confiscate e assegnate ai legionari di Gracco. Fu nuovamente elevata a Municipium dall'imperatore Nerva (97 d.c.). In seguito la fedeltà di Veroli verso Roma non venne mai meno ed è significativ il motto ch corona lo stemma della città, Verulana civitas Almae Urbi Confoederata.

Figura di Spicco durante l'impero di Nerone, come ci narra Tacito, fu Severo Verolano, il quale come luogotenente di Carlo Domizio Corbulone, si distinse nella conquista dell'armenia combattendo con coraggio e valore.

Non di minore considerazione è la figura di una donna verolana: Gracilia, vissuta nel periodo in cui vespasiano era sato salutato imperatore dai suoi legionari a discapito di Vitellio (69 d.c.). Quest'ultimo per resistere alla sua detronizzione assali il fratello magiore di Vespasiano, Flavio Sabino, il quale fu costretto a rifugiarsi in campidoglio insieme con un gruppo di donne. A difesa dell'assedio, come ci fa sapere Tacito, nel libro III delle sue Historie, si distinse per il suo coraggio e valore la verolana Gracilia, moglie di Aruleno Rustico: "Subierunt obsidium etiam foeminae inter quas maxime insignis Verolana Gratilla, neque liberos propinquos, sed bellum secuta".

A veroli le testimonianze della civiltà romana sono consistenti. In seguito ai privilegi concessi da Roma agli alleati, che combatterono i Sanniti, la città potè dotarsi di un imponente forum il cui il poderoso muro in opera poligonale, datato alla fine del IV secolo a.c. è in parte visibile all'interno del palazzo comunale e del palazzo Mazzoli.

L'importanza che ebbe Veroli nell'età romana è sottolineata dalla presenza dei FASTI. Si tratta di una lastra marmorea recante i primi tre mesi (IAN, FEB e M) di un calendario romano rinvenuta e ricomposta nel 1922 dal prof. Camillo Scaccia Scarafoni. I fasti Verulani, risalenti all'imperatore tiberio, oltre alle feste civili e religiose, alle fiere e ai mercati, riportano date di un certi lievo e non presenti in altri calendari romani. Significativo è il giornodefasto del 14 Gennaio per la nascita di Marco Antonio responsabile di aver sollevato la guerra civile D(ies) Vitiosus ex S(enatus) C(onsulto) Ant(onii) Natali(is). Il calendario era esposto come di consueto, in cospectu omiun, nel foro della città, nell'antica area pagana. Oggi è collocato e bene in mostra nel cortile di casa Reali.

La diffusione del Cristianesimo - Santa Salome - Il presbitero Marturo - La Diocesi

Il passaggio dal paganesimo al cristianesimo avvenne già agli inizi della diffusione del messaggio evangelico grazie a San Pietro e a Santa Salome, madre degli apostoli Gacomo e Giovanni.

Salome giunse a Veroli con un gruppo di compagni, tra cui Biagio e Demetrio, i quali per la loro fede subirono il martirio ad opera del pretore Onorio; i corpi furono rinvenuti per la prima volta al tempo di Celestino III (1191 - 1198), nella zona sottostante il presbiterio della cattedrale di Sant'Andrea e successivamente nel 1743.

La pia donna ospitata al suo arrivo da un certo Mauro nella località suburbana denominata ora Madonna degli Angeli, succesivamente entrò in città a predicare il vangelo, in tarda età qui morì. Nel 1209 furono rinvenute le reliquie nel luogo indicato da un giovane verolano di nome Tommaso. Il Vescovo di Veroli Oddone, alla presenza dell'abate di Casamari Giraldo e di un numeroso popolo, trovò le reliquie della santa mirrofora, le quali vennero costodite in un urna recante la seguente iscrizione:

REL(IQUIAE) S(ANTAE) MAR(IAE) MA

TRIS AP(OSTO)LOR(UM) IOH(ANN)IS

EV(ANGELISTAE) ET IACOBI

La cassa, "per la sua forma - scrive Camillo Scaccia Scarafoni - ricorda gli antichi sarcofagi col coperchio a due spioventi: ornata sui fianchi di quattro croci greche, terminanti a coda di rondine, porta sui pioventi del coperchio un iscrizione che ben si addice per il suo carattere epigrafico al sec. XIII". Nel luogo dove vennero ritrovate le spoglie della Santa, i verolani costruirono un'oratorio, in cui ancora oggi si possono ammirare pregevoli affreschi del XIII secolo con un Cristo pantocrate che domina la parte centrale del catino absidale. Su questo luogo di culto venne poi innalzata un imponente basilica degna di custodire le spoglie della Santa, proclamata patrona della città e della diocesi.

Abbattuto il paganesimo, la nuova religione cristiana ebbe a darsi una organizzazione ben definita come dimostra l'epigrafe dek 384 d.C. trovata nella cripta della cattedrale di Sant'Andrea nel 1724 durante i lavori di abbattimento della cripta stessa per la ristrutturazione della zona presbiteriale. L'iscrizione ricorda la deposizione del presbitero Marturio:

D(E)POSITIO MARTURI P(RES)B(ITERI)

IN P(A)CI

KAL(ENDIS) DECEMBRIS D(IE) SOLIS

IND(ICTIONE) XII

Tale iscrizione rafforza la tradizione che indica Veroli come sede vescovile sin dalle origini dell'età apostolica. San Pietro, secondo la tradizione, durante il viaggio verso Roma si sarebbe fermato a Veroli e qui avrebbe consacrato a guida della chiesa verolana un certo Mauro, già convertito al cristianesimo da Santa Salome. Il primo sinodo, però in cui è attestata la presenza di un vescovo verolano è quello del tenutosi in Roma nel 743, indetto da Papa Zaccaria; tra i presuli presenti compare anche Martinus Verulas.

Antica testimonianza del cristianesimo in Veroli è il sepolcro, a più strati rinvenuto nel 1922 nel cortile di casa Reali, in via Vittorio Emanuele. Nelle tombe furono ritrovati vasetti di coccio, lucerne con simboli paleocristiani, anelli di rame con l'emblema della croce; oggetti depositati successimamente nella biblioteca Giovardiana. Una di queste tombe era ricoperta da una lastra marmorea con incisa un'iscrizione funeraria cristiana del 405 d.C. al tempo del secondo consolato di Stilicone. La parte posteriore di essa ripostava i Fasti Verulani.

Nel periodo di decadenza dell'impero romano d'occidente Veroli fu coinvolta nelle lotte sanguinose provocate dalla discesa delle popolazioni barbare. Quando Alarico, re dei Visigoti, vi passo portò con se oltre al terrore, alcuni fanciulli catturati e fatti prigionieri ad Atina. Le cronache locali narrano che i verolani, da sempre in buoni rapporti con gli atinati, riscattrono i ragazzi, li ospitarono e li educarono fino ad età adulta, nella parte della città che ancora oggi porta il nome Piagge Atinate. A ricordo di tale atto di magnanimità e per rafforzare i già buoni rapporti con Atina, nel 1615 venne rogato un atto con il quale le due città si confederarono.

L'alto medioevo

Nel 529 d.C. San Benedetto da Norcia lascia la vita eremitica a Subiaco per raggiungere Montecassino. La tradizione vuole che il santo durante il suo viaggio per cassino sia passato per Veroli e abbia fondato l'oratorio e il monastero di Sant'Erasmo sulle rovine del tempio dedicato ad Apollo. Una sicura prova della presenza dei benedettini in S.Erasmo la offre il codice membranaceo del Martirologio, conservato nell'archivio della chiesa e studiato già nel XVIII secolo, dallo storico verolano Vittorio Giovardi, il quale lo ritenne peculiare di questa chiesa. Nel manoscritto San Benedetto venne definito come "Padre e fondatore" dell'edificio sacro, secondo la consuetudine monastica.

 

Fonte: "VEROLI Un percorso di storia e di arte" di G. D'onorio e G.Trulli

Etimologia della parola veroli

 

Le discusse origini del nome Veroli sono antichissime e alcune ipotesi sono riportate in un manoscritto del secolo XVII. Ve ne proponiamo alcune: verulum diminutivo di verum-verulum detta veru da spiedo, perchè lunga come uno spiedo. Altre fonti affermano che la sua origine deriva da Verolo padrone di un possedimento a Veroli. Secondo il Giovardi, fondatore della omonima biblioteca , verulae deriva da veru una specie di lancia, oppure da verrus, micidiali proiettili di piombo o anche da verruca "luogo aspro e montuoso". Altra origine è di tipo linguistico: ver, in greco, dal verbo" erúmai"( difendere, proteggere), ha significato di: 'luogo idoneo alla difesa e alla sorveglianza'.




Etimologia (origine del nome)
Deriva dall'antica città degli Ernici, chiamata Verulae, da cui deriva Verulis.
Il Comune di Veroli fa parte di:
Comunità Montana Zona XII Monti Ernici
Località e Frazioni di Veroli
Casamari, Case Campoli-Panetta, Castelmassimo, Colleberardi, Catropagno, Giglio, San Giuseppe le Prata, Santa Francesca, Sant'Angelo in Villa, Scifelli

Ultimo aggiornamento (Martedì 20 Ottobre 2009 14:17)

 
Ricerca
Che ora è