| Borgo Santa Croce |
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Lantichissima, preromana "Verulae", piantata su un contrafforte dei Monti Ernici, non ha la caratteristica forma planimetricamente co mpatta, circolare o poligonale, né la altimetricamente
piramidale delle altre città erniche, volsche, ausonie, lepine. Ha una forma ad
"L" altimetricamente degradante dai 700 metri s.m. della "Rocca" ai
550 metri del "Borgo di Santa Croce".
Larco, il nucleo difensivo primigenio non
si
Al centro, al gomito della "L", la cattedrale, la chiesa di Santa Salome, il Vescovado, il Municipio, il Seminario ed altre testimonianze dellimportante complesso socio-urbanistico elevato al rango di città da papa S. Zaccaria I nel 743. In basso, alla punta inferiore della "L", il Borgo di Santa Croce, caratteristico per la sua popolosità, le sue strutture urbanistico-edilizie, la sua Porta, la sua Chiesa. Per l'esattezza, la lettera "L" della topografia verolana, è scritta alla maniera di Leonardo: da destra verso sinistra. Questa speciale conformazione ha favorito in Veroli lesistenza, fino a pochi anni fa, di tre distinte "polis", complementari luna
dellaltra. In alto, vicino alla Rocca ed alla chiesa di San Leucio, il Borgo dei
carbonai. Al centro, da SantErasmo a SantAndrea, la nobiltà, le arti, Le
professioni, il commercio, la direzione della vita cittadina laica e religiosa.
In basso, a Santa Croce, gli artigiani, gli operai, i "generici" di ogni arte e mestiere. I contadini, o "villani", vivevano in campagna, nelle tante case rurali del grande agro verolano (11821 ettari); salivano in città nei giorni di festa, di fiera e di mercato, barattavano i prodotti dei loro campicelli e se ne tornavano in campagna; caratteristico esempio di "pendolari" avanti lettera sugli ancestrali mezzi di trasporto: il somaro o le ciocie. Ora tutto è cambiato.
Sullo spiazzo-sagrato antistante la Porta e la Chiesa, quando ... cera più religione e più forza delle tradizioni, si celebrava in pompa magna la "Festa di Santa Croce", la prima domenica di settembre, con luminarie, addobbi, palco della "Banda", bancarelle, cuccagna, fuochi pirotecnici, fiera di merci e bestiame, solenni funzioni in Chiesa, imponente processione fra le strette e ripide vie del Borgo, animate, pavesate, illuminate ... come a Parigi. Lemulazione tra i "Patroni" della festa, lo zelo delle Confraternite religiose e delle Corporazioni artigianali, lo spirito campanilistico del rione più popoloso, popolare, estroverso verolano concorrevano, anno dopo anno, a dare alla festa un'impronta sempre più viva ed attraente. Gli sconquassi di questultima guerra hanno spazzato via ogni cosa. Si sono salvate, in tono molto minore, le cerimonie religiose, la fiera, e il pallido ricordo socio-folkloristico del tempo che fu. Importante "biglietto dinvito" del Borgo di Santa Croce è la sua antica Porta. Un archivolto esterno a tutto sesto in pietra squadrata ed un analogo arco interno, poggianti su modanature dimposta e sottostanti piedritti dai robusti cantonali in pietra viva; paramento murario superiore, interno e laterale in pietrame ad «opus incertum» e spigoli squadrati; due finestrelle quadrate di vedetta; cammino di ronda interno; due poderosi speroni di
sostegno (di epoca posteriore); colorazione ferrigna, tipica delle antiche murature
verolane: un insieme (ai suoi tempi) miLitarmente funzionale, e (oggi) scenograficamente
notevole della Porta, della retrostante piazzetta, e del caratteristico palazzo del
Cardinale Quinonez prospettante su di essa.
Fino a non molti anni fa, un lampione ottocentesco a petrolio illuminava larchivolto esterno della Porta. La pavimentazione stradale aveva la tipica "guida rossa" centrale in mattoncini disposti a "pettine" o a "spina di pesce", mentre, la restante superficie era coperta dal non meno tipico acciottolato calcareo. Ora, tali romanticherie, sono scomparse: il lampione è stato sostituito dal disco bianco e rosso del "divieto di transito", e lacciottolato, dal bitume. Cosi vuole la imperante motorizzazione che, per andare liberamente (a rotta di collo) per gli stretti vicoli del Borgo, non esita a spianare antiche cordonate, smussare spigoli, allargare, tagliare, distruggere vecchi archi e stipiti in pietra viva. Le due vie principali del Borgo: Cavour e Carlo Alberto, strette, in salita, tutte luci ed ombre di preziose case medioevali, ammantate di silenzio patriarcale, abitate dai "patiti" del Borgo che ancora non si decidono a lasciare la via vecchia per quella nuova fuori di porta, formano un "unicum" sociourbanistico di inestimabile valore che è un vero peccato vedere andare lentamente, inesorabilmente alla deriva. (Giulio LAUDISA - Lazio ieri e oggi, dicembre 1975). |