Borgo Santa Croce

L’antichissima, preromana "Verulae", piantata su un contrafforte dei Monti Ernici, non ha la caratteristica forma planimetricamente coSanta Croce - arco.jpg (11907 byte)mpatta, circolare o poligonale, né la altimetricamente piramidale delle altre città erniche, volsche, ausonie, lepine. Ha una forma ad "L" altimetricamente degradante dai 700 metri s.m. della "Rocca" ai 550 metri del "Borgo di Santa Croce".

L’arco, il nucleo difensivo primigenio non si Santa Croce - arco 2.jpg (21538 byte)trova al centro dell’abitato, ma alla punta superiore della ideale lettera "L". Ai piedi di essa si trova l’antichissimo, semideserto "Borgo di San Leucio", con la sua Chiesa del VI secolo, consacrata nel 1079, da poco restaurata.

Al centro, al gomito della "L", la cattedrale, la chiesa di Santa Salome, il Vescovado, il Municipio, il Seminario ed altre testimonianze dell’importante complesso socio-urbanistico elevato al rango di città da papa S. Zaccaria I nel 743.

In basso, alla punta inferiore della "L", il Borgo di Santa Croce, caratteristico per la sua popolosità, le sue strutture urbanistico-edilizie, la sua Porta, la sua Chiesa.

Per l'esattezza, la lettera "L" della topografia verolana, è scritta alla maniera di Leonardo: da destra verso sinistra.

Questa speciale conformazione ha favorito in Veroli l’esistenza, Santa Croce 01.jpg (23778 byte)fino a pochi anni fa, di tre distinte "polis", complementari l’una dell’altra. In alto, vicino alla Rocca ed alla chiesa di San Leucio, il Borgo dei carbonai. Al centro, da Sant’Erasmo a Sant’Andrea, la nobiltà, le arti, Le professioni, il commercio, la direzione della vita cittadina laica e religiosa.

In basso, a Santa Croce, gli artigiani, gli operai, i "generici" di ogni arte e mestiere.

I contadini, o "villani", vivevano in campagna, nelle tante case rurali del grande agro verolano (11821 ettari); salivano in città nei giorni di festa, di fiera e di mercato, barattavano i prodotti dei loro campicelli e se ne tornavano in campagna; caratteristico esempio di "pendolari" avanti lettera sugli ancestrali mezzi di trasporto: il somaro o le ciocie. Ora tutto è cambiato.

Borgo santa croce.jpg (19196 byte)Il Borgo di Santa Croce - come abbiamo detto - è il primo agglomerato cittadino che si incontra salendo gli otto chilometri della strada provinciale Giglio-Veroli. A monte di un ampio, panoramicissimo tornante si scorge, a destra, a mezza costa, la pretenziosa fila delle case nuove che hanno recentemente sciamato dalla cerchia delle mura cittadine; a sinistra, in alto, le antiche mura, la caratteristica Porta, la restaurata chiesa di Santa Croce, lo scenario quasi da presepe delle vecchie case, dei giardini del Borgo.

Sullo spiazzo-sagrato antistante la Porta e la Chiesa, quando ... c’era più religione e più forza delle tradizioni, si celebrava in pompa magna la "Festa di Santa Croce", la prima domenica di settembre, con luminarie, addobbi, palco della "Banda", bancarelle, cuccagna, fuochi pirotecnici, fiera di merci e bestiame, solenni funzioni in Chiesa, imponente processione fra le strette e ripide vie del Borgo, animate, pavesate, illuminate ... come a Parigi. L’emulazione tra i "Patroni" della festa, lo zelo delle Confraternite religiose e delle Corporazioni artigianali, lo spirito campanilistico del rione più popoloso, popolare, estroverso verolano concorrevano, anno dopo anno, a dare alla festa un'impronta sempre più viva ed attraente. Gli sconquassi di quest’ultima guerra hanno spazzato via ogni cosa. Si sono salvate, in tono molto minore, le cerimonie religiose, la fiera, e il pallido ricordo socio-folkloristico del tempo che fu.

Importante "biglietto d’invito" del Borgo di Santa Croce è la sua antica Porta. Un archivolto esterno a tutto sesto in pietra squadrata ed un analogo arco interno, poggianti su modanature d’imposta e sottostanti piedritti dai robusti cantonali in pietra viva; paramento murario superiore, interno e laterale in pietrame ad «opus incertum» e spigoli squadrati; due finestrelleVia Cavour.jpg (7122 byte) quadrate di vedetta; cammino di ronda interno; due poderosi speroni di sostegno (di epoca posteriore); colorazione ferrigna, tipica delle antiche murature verolane: un insieme (ai suoi tempi) miLitarmente funzionale, e (oggi) scenograficamente notevole della Porta, della retrostante piazzetta, e del caratteristico palazzo del Cardinale Quinonez prospettante su di essa.

Fino a non molti anni fa, un lampione ottocentesco a petrolio illuminava l’archivolto esterno della Porta. La pavimentazione stradale aveva la tipica "guida rossa" centrale in mattoncini disposti a "pettine" o a "spina di pesce", mentre, la restante superficie era coperta dal non meno tipico acciottolato calcareo. Ora, tali romanticherie, sono scomparse: il lampione è stato sostituito dal disco bianco e rosso del "divieto di transito", e l’acciottolato, dal bitume. Cosi vuole la imperante motorizzazione che, per andare liberamente (a rotta di collo) per gli stretti vicoli del Borgo, non esita a spianare antiche cordonate, smussare spigoli, allargare, tagliare, distruggere vecchi archi e stipiti in pietra viva.

Le due vie principali del Borgo: Cavour e Carlo Alberto, strette, in salita, tutte luci ed ombre di preziose case medioevali, ammantate di silenzio patriarcale, abitate dai "patiti" del Borgo che ancora non si decidono a lasciare la via vecchia per quella nuova fuori di porta, formano un "unicum" sociourbanistico di inestimabile valore che è un vero peccato vedere andare lentamente, inesorabilmente alla deriva. (Giulio LAUDISA - Lazio ieri e oggi, dicembre 1975).