| Basilica concattedrale di Santa Salome |
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(Da "la Scala Santa" - Comune di Veroli con il patrocinio di Poste Italiane - testi di Mons. Francesco Mancini, Rettore della Basilica)
I turisti sono attratti dal richiamo di numerosi palazzi e costruzioni medioevali e cinquecentesche; ma attenzione particolare meritano i vari luoghi sacri in stile romanico e gotico, pur con successive ristrutturazioni, tra i quali si pone la Basilica Concattedrale intitolata alla Patrona Santa Salome. Nel 1657 Giovanni Veccia scriveva nel ins.
"Prefazione allo Statuto Verolano": "La religiosità dei Verolani risalta
maggiormente dal fatto che essi, animati da ardente devozione, su luogo aspro di roccie
spezzate a gran fatica e su orrido pendio vollero edificare in onore di S. Maria Jacobi
(Salome), Patrona e Avvocata della Città, una grande Chiesa dallelegante
struttura". Gli fa eco più sobriamente laltro prelato verolano Vittorio Giovardi: "Documenti antichi ci informano che i religiosi concittadini costruirono in onore della Patrona un grande tempio" (ins. "Historia Verularum", vol. II, cap. XIV, f. 426). A Veroli oggi, salendo per una breve impennata da Piazza Mazzoli in Piazza Palestrina (titolo, che ricorda il ripopolamento della città con lapporto degli abitanti Prenestini insieme a quelli di Alfedena e di Atina dopo il terremoto del 1350) ci si immette in unaltra più stretta a forma quadrangolare, con ai lati il Seminario minore e la Chiesa intitolata alla santa Protettrice.
Il terremoto del 1350 lo fece in parte crollare.
Entro larco di circa 70 anni, con la generosità dei devoti Verolani, si provvide
alle riparazioni approssimative della Cripta ed alla costruzione della superiore Basilica
a tre navate asimmetriche, con la torre campanaria a pianta quadrangolare con alto
basamento e due piani ad aperture centrali. Lo stile originario fu gotico, come ancora evidenziano gli archi acuti e solidissimi nel presbiterio, i tabernacoli "ad parietem" e il sacrario o "lavabo" ai lati della calotta absidale.
Tra la fine del '600 e la prima metà del '700
essa venne ristrutturata nella forma attuale allinterno e nella facciata in pietra e
mattoni con rosone medioevale e frontone curvilineo, timpano ricurvo e spezzato, cui
sovrastano una testa alata di puttino e liscrizione dedicatoria accartocciata. Vi fu
anche costruita 1artistica "confessione" (che in miniatura ripete quella
delle Basiliche romane) con colonnine in diaspro, presso la quale il 25 maggio 1742 furono
traslate le reliquie della santa Patrona e collocate entro lurna metallica al di
sotto dellaltare maggiore. Indubbiamente consistente il patrimonio artistico, costituito dagli affreschi (1300) di pittori toscani, di Giacinto Brandi, del Frezzi di Parma e dalle tele di Giuseppe Cesari (detto Cavalier dArpino), di Girolamo Imparato, di Francesco Solimena, della Scuola Bolognese (sec. XVII), di Antonio Cavallucci, di Giuseppe Trevisani, e del Sementi. Entro la nave laterale il Vescovo Diocesano Mons. Lorenzo Tartagni (1715-1751), Patrizio di Forlì, curò anche la costruzione di altra Cappella della "Scala Santa", per la quale il 30 giugno 1751 impetrò da Benedetto pp. XIV in forma di "Breve" lo stesso privilegio di quella più celebre di S. Giovanni in Laterano di Roma. |