Basilica concattedrale di Santa Salome

(Da "la Scala Santa" - Comune di Veroli con il patrocinio di Poste Italiane - testi di Mons. Francesco Mancini, Rettore della Basilica)

Piazza Santa Salome 03.jpg (8546 byte)La città di Veroli, una delle tante terre della Regione Laziale in cui Si esprime e si caratterizza il turismo di Ciociaria, è di origine pelasgica, come attestano i resti delle mura nella parte alta della città, composte di enormi massi di pietra non lavorata, sovrapposti con interstizi ripieni di sassi di dimensione minore.

I turisti sono attratti dal richiamo di numerosi palazzi e costruzioni medioevali e cinquecentesche; ma attenzione particolare meritano i vari luoghi sacri in stile romanico e gotico, pur con successive ristrutturazioni, tra i quali si pone la Basilica Concattedrale intitolata alla Patrona Santa Salome.

Nel 1657 Giovanni Veccia scriveva nel ins. "Prefazione allo Statuto Verolano": "La religiosità dei Verolani risalta maggiormente dal fatto che essi, animati da ardente devozione, su luogo aspro di roccie spezzate a gran fatica e su orrido pendio vollero edificare in onore di S. Maria Jacobi (Salome), Patrona e Avvocata della Città, una grande Chiesa dall’elegante struttura".chiesa e piazza santa salome verticale.jpg (7823 byte)

Gli fa eco più sobriamente l’altro prelato verolano Vittorio Giovardi: "Documenti antichi ci informano che i religiosi concittadini costruirono in onore della Patrona un grande tempio" (ins. "Historia Verularum", vol. II, cap. XIV, f. 426).

A Veroli oggi, salendo per una breve impennata da Piazza Mazzoli in Piazza Palestrina (titolo, che ricorda il ripopolamento della città con l’apporto degli abitanti Prenestini insieme a quelli di Alfedena e di Atina dopo il terremoto del 1350) ci si immette in un’altra più stretta a forma quadrangolare, con ai lati il Seminario minore e la Chiesa intitolata alla santa Protettrice.

notturno.jpg (6680 byte)Il Tempio si presenta come un imponente complesso innestato sull’antico Oratorio degli "Innocenti" dalla struttura romanica, che venne costruito subito dopo il rinvenimento del "corpo" della Santa net 1209 su luogo, allora, "fuori le mura della città, pieno di rupi e impervio", ingrandito poi in forma di chiesa e aggregato canonicamente alla Cattedrale di S. Andrea nel 1317.

Il terremoto del 1350 lo fece in parte crollare. Entro l’arco di circa 70 anni, con la generosità dei devoti Verolani, si provvide alle riparazioni approssimative della Cripta ed alla costruzione della superiore Basilica a tre navate asimmetriche, con la torre campanaria a pianta quadrangolare con alto basamento e due piani ad aperture centrali.Piazza Santa Salome - Campanile 03.jpg (4837 byte)

Lo stile originario fu gotico, come ancora evidenziano gli archi acuti e solidissimi nel presbiterio, i tabernacoli "ad parietem" e il sacrario o "lavabo" ai lati della calotta absidale.

Santa Salome 06.jpg (10108 byte)La Basilica, che fu consacrata nel 1429 dal Vescovo Fra Clemente Bartolomei degli Eremitani di S. Agostino, taglia di traverso la chiesa sottostante, cui si accede per una scala semicircolare con scalini in peperino ruotante intorno a torretta con pozzo.

Tra la fine del '600 e la prima metà del '700 essa venne ristrutturata nella forma attuale all’interno e nella facciata in pietra e mattoni con rosone medioevale e frontone curvilineo, timpano ricurvo e spezzato, cui sovrastano una testa alata di puttino e l’iscrizione dedicatoria accartocciata. Vi fu anche costruita 1’artistica "confessione" (che in miniatura ripete quella delle Basiliche romane) con colonnine in diaspro, presso la quale il 25 maggio 1742 furono traslate le reliquie della santa Patrona e collocate entro l’urna metallica al di sotto dell’altare maggiore.Santa Salome 02.jpg (5078 byte)

Indubbiamente consistente il patrimonio artistico, costituito dagli affreschi (1300) di pittori toscani, di Giacinto Brandi, del Frezzi di Parma e dalle tele di Giuseppe Cesari (detto Cavalier d’Arpino), di Girolamo Imparato, di Francesco Solimena, della Scuola Bolognese (sec. XVII), di Antonio Cavallucci, di Giuseppe Trevisani, e del Sementi. Entro la nave laterale il Vescovo Diocesano Mons. Lorenzo Tartagni (1715-1751), Patrizio di Forlì, curò anche la costruzione di altra Cappella della "Scala Santa", per la quale il 30 giugno 1751 impetrò da Benedetto pp. XIV in forma di "Breve" lo stesso privilegio di quella più celebre di S. Giovanni in Laterano di Roma.