:: Risalendo dal Borgo Santa Croce a al centro della città

Iniziamo a visitare la città dalla parte bassa, lasciando l’automobile davanti alla Porta di Santa Croce e proseguendo a piedi lungo le strette vie che salgono a Piazza Duomo.

Quasi attaccati l’uno all’altro vi sono tre monumenti omonimi: la chiesa, la porta e il palazzo di Santa Croce. La chiesa parrocchiale, situata nella piazza antistante la porta, fu fatta erigere dal Cardinale Quinonez all’inizio del sec. XVI.

La porta, una costruzione medievale a pietra viva, già antica torre dimezzata e resa più solida da due speroni laterali, immette nel quartiere di Santa Croce. L’antico borgo ha conservato l’architettura e l’ambiente medievali, non soltanto grazie alle sue antiche case con elementi romanici e gotici, con archi e bifore, ma anche per le sue attività artigianali che ancora vengono esercitate con perizia e pazienza nelle "botteghe", lungo le strette e tortuose vie. Prima di salire verso Via Cavour, sì nota il palazzo di Santa Croce, che fu dimora del Cardinale Quinonez, Prefetto di Veroli nella prima metà del '5OO. Una graziosa bifora gotica rende più elegante la facciata (sulla quale spicca una croce traforata, simbolo del titolo del Cardinale di Santa Croce), mentre nella parte posteriore, la corte, ancora ben conservata, dà un aspetto caratteristico a questo palazzetto austero ed elegante.

Al numero 9 di Via Cavour, una tipica casa medievale, riportata anche nelle pagine dell’Enciclopedia Treccani, suscita non solo curiosità, ma interesse ed attenzione.

Proseguendo su Via Martello, si ammira sulla destra - imponente nella sua mole - la chiesa di San Paolo, a croce greca con grande cupola. Probabilmente l’attuale costruzione deve aver sostituito un’antica chiesa gotica, eretta nelle vicinanze delle "Piagge Atinati", il quartiere abitato temporaneamente dai giovani di Atina. Alcuni reperti e frammenti di ornati e simboli altomedioevali si trovano murati nella parete della canonica, a destra della facciata della chiesa. Le "Piagge Atinati" riportano alla memoria avvenimenti lontani: tra le città di Veroli e di Atina nacque un profondo legame di amicizia durante le invasioni barbariche, nell’anno 411, quando i Visigoti arrecarono distruzione e morte tra le popolazioni della penisola italiana. Come tante altre città, anche Atina fu distrutta e i suoi cittadini massacrati. Soltanto i fanciulli vennero risparmiati e trascinati in catene dietro i vincitori. Giunti nel territorio di Veroli vennero riscattati e liberati dai verolani, e furono ospitati nella città, finché da adulti non tornarono nelle loro terre. Le due comunità si sentirono sempre unite e vollero stringere un patto di amicizia e di comune cittadinanza con un documento del 1615, riconfermato nel 1753 e conservato attualmente nella Biblioteca Giovardiana.

Più avanti, prima di attraversare il sotto portico Bisleti, si consiglia di scendere alla Chiesa dell’Olivella, dal caratteristico portale romanico. Anticamente in questo luogo c’era la porta Piccola, che permetteva l’accesso alla chiesa di Santa Salome prima della distruzione causata dal terremoto del 1350. I fedeli, nel XIII secolo, lungo la stradina avevano fatto dipingere su una roccia l’immagine della Madonna, che poi, con il crollo delle costruzioni, restò nascosta dalle macerie per molti secoli. Nel 1722, l’antica effigie tornò alla luce e i verolani la chiamarono "Madonna dell’Olivella", dall’ulivo che era nato accanto alla roccia. Allora fu costruito sul posto un tempietto a pianta ottagonale e furono alzati intorno all’area, scoscesa e piena di dirupi, muri di contenimento. In seguito la costruzione fu ampliata grazie alla generosità del Cardinale Bisleti e divenne l’attuale chiesa dell’Olivella.

Tornando indietro, si attraversa il sotto portico Bisleti e, seguendo sulla destra Via E. Ciolfi, si giunge alla chiesa di Santa Maria dei Franconi. La chiesa annessa al monastero benedettino fondato nel 1580, risale all’XI-XII secolo. La facciata, rimasta in piedi dopo il terremoto del 1350, mostra i caratteri dell’architettura romanica, con gli archetti ciechi di coronamento e il severo portale sormontato da ornati di scuola benedettina. La parte interna del portale presenta un affresco del 1674: Crocifissione con veduta di Veroli. Nell’interno, una parete della chiesa fu affrescata nel sec. XVIII. La parete di fondo invece, fu dipinta dal pittore F. Frezza (sec. XVII). Sotto il presbiterio della chiesa si trova l’Oratorio di San t’Onofrio: una costruzione più antica della chiesa stessa e realizzata lungo le mura perimetrali della città, formata da due campate con sei pilastri, quattro angolari e due centrali. È interessante notare l’ardita forma architettonica dell’Oratorio, con archi, costoloni e volte a crociera, che in seguito servì da modello per altre grandiose e più conosciute costruzioni gotiche (Abbazia di Casamari). Per la visita della chiesa di Santa Maria dei Franconi occorre rivolgersi al parroco della Cattedrale di Sant’Andrea.

Da Piazza Franconi, salendo per Vicolo Luzzi o per Vicolo di Casalunga, si può giungere facilmente a Piazza Duomo, dove si può iniziare la visita della parte centrale della città oppure si può tornare comodamente a Porta Santa Croce, scendendo per Via Umberto I e poi, a destra, per Via Carlo Alberto.