
Ciociaria " terra di balie
". un immenso movimento di donne che sopratutto da Veroli, ma anche da altri
importanti centri del Frusinate come Alatri, Ceprano, Isola del Liri,
Pastena , Sora emigrando per tutta la penisola, hanno allevato due
generazioni di bambini, qualcuna anche la terza. Un vero e proprio
"mestiere" quello della balia da latte che sin dalla fine dell'ottocento
aveva raggiunto le regioni di tutta Italia.
Abbondante e carico di anticorpi, prezioso e ricercato come l'oro dai
pionieri del West, la materia prima delle balie ciociare - il "latte doc" -
veniva esportato ovunque. Quando ammiriamo le antiche foto delle balie di
Veroli, scorgiamo la miseria in cui esse vivevano ma anche la grande forza
di queste donne. Nelle rughe e negli occhi di Loreta Cerelli, 84 anni di
Veroli, e precisamente della contrada San Lorenzo, sembrano impresse tutte
le immagini, i sacrifici, le fievoli soddisfazioni del passato. "Sono
stagioni che non si dimenticano - ricorda Loreta - perchè pur con tanti
sacrifici si riusciva a guadagnare bene. Inoltre la lontananza da casa era
compensata dalla ospitalità data dalle più illustri famiglie italiane".
Loreta ha infatti reso il proprio baliatico in casa Agnelli a Roma, quando
alla giovane Clara sposata con il principe Fustenberg nacque una bambina di
nome Ira. "Quando passeggiavamo al parco - continua Loreta con i
grandi occhioni lucidi - accorrevano in tanti per vedere la "regina".
Sono sensazioni che rimangono impresse per tutta la vita". La signora
Loreta non è stata l'unica balia nella famiglia Cerelli. Lo è stata anche
sua sorella Carolin a,
balia a casa di Susanna Agnelli e l'altra sorella Assunta, balia anch'essa
in una ricca famiglia di Napoli. E come loro tantissime altre: Cilestra,
Filomena, Maria, Faustina, e Vincenzina Stirpe, la più celebre balia
dell'antica cittadina ernica. "Molto della loro fama - scrive infatti Angelo
Maramao su: Veroli "terra di balie" la si deve a
Vincenzina Stirpe scelta dalla famiglia reale (Savoia n.d.r.) e dal medico
di corte dopo una lunga e laboriosa ricerca: di questa balia si parla ancora
per le qualità fisiche e per la bellezza che naturalmente creò non pochi
problemi negli ambienti coronati che ella frequentò".
Sono
appunto le qualità fisiche che hanno contraddistinto le balie verolane.
Il loro latte nutriente derivava dalla semplice alimentazione e dal fattore
climatico. Il fisico, tempra to dai pesanti lavori nei campi, era così forte
da renderle immune da ogni malattia.La ricerca della migliore nutrice è
stata sempre molto accurata. Verso la fine dell'800 le balie delle famiglie
nobili
venivano sottoposte ad accurate visite mediche, nelle quali era sempre
presente la madre del nascituro. "Quasi mai - scrive ancora Maramao
- nella nostra regione, avveniva la cosiddetta scelta "al tocco",
pratica che consisteva nel far sedere più balie in una stanza buia per
sottoporle al palpeggiamento del seno da parte della padrona, la quale alla
fine sceglieva la più idonea".
Una pratica questa, non l'unica sembrerebbe che girassero in paese anche
degli "assaggiatori", che con grande piacere professavano l'arte del
sommelier del latte - che non era certamente considerata umiliante per le
balie.Queste, tutte madri che allattavano i propri figlioli, almeno cinque
per ogni balia fino a superare anche le decine, desideravano essere
prescelte perchè veniva data loro la possibilità di allontanarsi dai campi
dove si lavorava. Ma quanto guadagnava una balia?
Intorno al 1940 si riusciva a portare a casa anche 400 lire al mese.
Poco o molto? "Tantissimo - risponde Loreta - perchè era almeno
il doppio di quanto guadagnavano le altre persone impegnate nei servizi
dalle famiglie benestanti. Inoltre avevamo trattamenti speciali". Il
vitto e l'alloggio era infatti curato. Alla balia venivano fatti regali,
come ad esempio vestiti di seta, di cotone e di velluto, nonchè spilloni
d'oro e coralli.Tutto ciò portava persino ad essere invidiate."Lasciate i
vostri figli per an dare
ad allattare quelli degli altri" era il solito rimbrotto fatto loro.Ma tutte
vedevano nella professione della balia l'unico modo per fare un po' di
soldi. Regali questi che le balie apprezzavano molto perchè testimoniavano
la bontà del lavoro svolto sempre con impegno e tanta passione.
Le balie
ciociare, e di Veroli in particolare, hanno infatti allattato i figli di
tutta Italia con tanto amore, come se fossero figli propri. Quando se ne
andavano da casa, le balie rimanevano lontano per almeno un anno. Una volta
prescelte, l'accordo con la famiglia ricevente era solo verbale, almeno fino
all'inizio del 1930, quando si passò a veri e propri contratti.
Oltre che sugli emolumenti e sul vitto e l'alloggio, la clausola più
importante dei contratti stipulati era quella che per tutto il periodo
dell'allattamento, le balie non dovevano essere avvicinate da nessuno. Non
si voleva insomma correre il rischio che rimanessero incinte e "rovinare" il
latte, un bene a cui si teneva molto per tutto il periodo in cui
si
restava lontano da casa."Tali motivazioni - precisa Loreta Cerelli
- ci portavano a non vedere i nostri mariti per tutto il tempo in cui
facevamo le balie.Era una regola rispettata comunque da tutte
coloro che esercitavano la professione. Altrimenti si rischiava di uscire
fuori dal giro". Le balie di Veroli, ma anche quelle provenienti dagli
altri centri della Ciociaria, erano ricercate specialmente nella vicina
Roma. Nella capitale avere in casa una balia verolana era argomento di vanto
quando ricorrevano le riunioni nei più famosi e nobili salotti romani.
Le contrade di Veroli che hanno caratterizzato maggiormente l'epoca delle
balie risultano le seguenti: Santa Francesca, Santa Maria, Colleberardi,
Scifelli, San Giuseppe le Prata, Crocifisso, La Vittoria, Modonna degli
Angeli.
Il mestiere della balia creò ben presto un'altra professione, la "mannerina"
una sorta di procacciatrice di balie - che tenevano sotto controllo tutte le
zone dove era possibile trovare la disponibilità di una nutrice. La rivalità
tra queste fu ben presto molto elevata. Tra le più importanti si ricordano
la lolanda di Alatri, la Marietta del Giglio e la Softa di Castelmassimo,
entrambe di Veroli. Tra mannerina e balia vi era un vero e proprio rapporto
commerciale. La balia doveva consegnare alla sua mannerina metà del suo
primo stipendio, qualcuna pretendeva addirittura di più. Ciò nonostante, le
balie erano trattate dalle mannerine merce di poco conto. Le balie non
meritavano certamente tale considerazione. Esse erano donne dolcissim e,
tranquille e rispettose verso chiunque. La dimostrazione è tutta nella
straordinaria opera di allattamento che hanno portato avanti, in aggiunta a
quanto riuscito a fare nelle proprie famiglie già molto numerose.
"Nella lunga ricerca
su queste donne straordinarie - scrive ancora Maramao- mai mi è
capitato di sentir dire che una balia è stata trovata non idonea ad
allattare".E racconta poi la storia della famosa attrice Gina
Lollobrigida che nel 1958-59, ebbe il consiglio dai medici di rivolgersi ad
una balia di Veroli per risolvere il problema derivante dall'esile
dimensione del proprio nascituro. Inconveniente risolto da Celeste Carinci,
balia di Santa Maria a Veroli. Altre storie potrebbero trovare la stessa
eco. Come quella di Maria Cretaro di Colleberardi, rimasta per circa un anno
nella caserma Vittorio Veneto per allattare il figlio del generale degli
alpini Scarpa, oppure quella
di Florinda Oddi, della contrada Madonna degli Angeli, che allattò per un
anno ed accudì per altri quattro una bimba assegnatagli dall'orfanatrofio di
Roma, che divenne una famosa cantante lirica e restò affezionata alla sua
balia per tutta la vita. Tante donne dunque che hanno avuto ognuna la
propria storia, con i propri sacrifici, le proprie sofferenze, le proprie
gioie. Tutte uniche ed irripetibili. Immaginarle oggi risulta forse
difficile, specie per le giovani generazioni che hanno una cultura diversa
da quella dei nostri nonni e padri.Storie però da rispettare perchè hanno
caratterizzato un'epoca fondamentale per la presa di coscienza dei valori
più significativi della nostra terra: il sacrificio ed il rispetto verso il
prossimo. Elementi da sempre fondamentali per lo sviluppo economico e
sociale dell'umanità. |